IL BURNOUT: QUANDO LA FIAMMA DELLO STRESS CI CONSUMA

IL BURNOUT: QUANDO LA FIAMMA DELLO STRESS CI CONSUMA

Andrea Beatrice Galeazzi | Psicologa
HÈSERE Project Manager - GreenTime
pubblicato il
15 Luglio 2025
pubblicato il 
15 Luglio 2025

Nel Maggio del 2019, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto un fenomeno occupazionale conosciuto come Burnout. Questo termine, tuttavia, fu coniato già nel 974 dallo psicologo Herbert Freudenberger dopo l’osservazione di professionisti sanitari che fronteggiavano un intenso stress lavorativo. A livello etimologico, è composto dal verbo inglese to burn (bruciare) e out (fuori); questa fusione riporta alla sensazione personale di essere “bruciati” o “esauriti”, completamente consumati dalle circostanze.

Il Burnout si prefigura infatti come una sindrome legata allo stress lavoro-correlato, nel momento in cui il soggetto ha esaurito le proprie risorse sia psicologiche che fisiche. È importante sottolineare che non è sufficiente un alto carico di stress in un determinato momento, ma tale esaurimento si manifesta dovendo fornire una risposta prolungata a degli stressors interpersonali cronici sul posto di lavoro. Si evidenzia dunque la durata dell’esposizione agli elementi stressogeni, che causa il consumo energetico progressivo, nonché la cronicità. Questa sindrome, una volta divenuta cronica, ne assume dunque le caratteristiche di irreversibilità (a meno che vengano attuati interventi specifici, ma priva di risoluzione spontanea) e lento e progressivo peggioramento.

Le cause

Come riportato precedentemente, il Burnout viene definito dalla Dottoressa Christina Maslach, famosa studiosa di questo tema, come “una sindrome psicologica che emerge come risposta prolungata a stressors interpersonali cronici sul luogo di lavoro.” Esso è dunque una sindrome con origine multifattoriale, non causata da un singolo stressor. Le cause possono essere diverse e intrinsecamente legate tra loro: generalmente la sindrome ha origine da un mix di fattori personali ed elementi negativi del contesto lavorativo.

All’interno delle organizzazioni, i principali motivi sono identificati con:

  • Carico di lavoro eccessivo per un lungo periodo di tempo;
  • Tensioni interne tra colleghi;
  • Insicurezza sul lavoro e mancato riconoscimento dei risultati dai vertici;
  • Mancanza di controllo sul proprio operato;
  • Mobbing;
  • Lavoro monotono senza elementi sfidanti;
  • Engagement scarso o assente;
  • Ambiente caotico estremamente richiestivo.

Esistono anche dei fattori personali che possono rendere più vulnerabili, tra cui:

  • Tendenza al perfezionismo;
  • Visione di stampo molto pessimistico della propria persona e del mondo circostante;
  • Bisogno di controllo;
  • Tendenza a porsi biettivi e traguardi irrealistici che non possono essere realizzabili.

I sintomi

La sintomatologia del Burnout può essere suddivisa tra manifestazioni fisiche, psichiche e comportamentali. A livello fisico, principalmente il lavoratore si sente svuotato, riscontra frequenti dolori muscolari o alla testa, ha ripercussioni sull’appetito mangiando più o meno del solito, manifesta insonnia o ipersonnia ed infine esperisce malattie frequenti a causa delle difese immunitarie abbassate a causa di questa stanchezza.

Sul versante psichico la persona sperimenta senso di fallimento, scarsa autostima, distacco lavorativo, perdita di motivazione, scarso o assente senso di realizzazione, cinismo, sensazione di sconfitta o prigionia, costante tensione. Per quanto concerne il comportamento, si manifestano evitamento delle responsabilità, procrastinazione, ridotta produttività, ricorso ad alcol o sostanze, assenteismo prolungato o frequente. Nel 2016 la Dottoressa Christina Maslach ha riunito la sintomatologia identificando i tre aspetti principali che caratterizzano la sindrome:

  • Esaurimento: come si evince dall’etimologia del nome, i lavoratori sono emotivamente prosciugati in modo lento e costante. Questo non permette loro di poter recuperare le energie e affrontare nuove sfide, arrivando fino al totale esaurimento di risorse;
  • Sensazione di alienazione dalle attività lavorative: le persone non si percepiscono più parte dell’organizzazione e del lavoro, iniziando a mostrare cinismo verso colleghi ed eventuali pazienti e una riduzione significativa del proprio impegno nei confronti del lavoro;
  • Riduzione delle performance lavorative: a causa della perdita di motivazione, energia e concentrazione, le prestazioni lavorative calano. Questo causa nei lavoratori sempre maggiore senso di oppressione e sopraffazione, alimentando la percezione di non efficacia personale e la mancanza di fiducia nelle proprie capacità.

Identificazione del Burnout

È importante sottolineare come, a causa dello sviluppo cronico e graduale, la manifestazione sintomatologica avvenga lentamente. Questo rende difficile identificare i segnali di Burnout finché essi non sono già molto impattanti sulla salute psicofisica dei lavoratori coinvolti. In primo luogo risultano cruciali i colleghi, che se consapevoli della sintomatologia e del rischio concreto di Burnout, possono osservare per primi eventuali cambiamenti e monitorarne l’andamento, segnalando eventuali esordi sintomatologici della sindrome. Dal punto di vista psicometrico esistono varie scale di misurazione dei livelli di Burnout, al fine di ottenere valutazioni oggettive che possano validare le osservazioni di colleghi o eventuali ipotesi dei lavoratori stessi. Le più famose sono l’MBI, l’OCS e la BM.

Il Maslach Burnout Inventory (MBI) è un questionario multidimensionale su scala Likert, sviluppato da Christina Maslach e Susan Jackson nel 1981. Esso è composto da 22 item, con 6 gradi di risposta ciascuno, che indagano il grado di Burnout affrontando tre elementi lavorativi: esaurimento emotivo, ridotta o assente realizzazione personale e depersonalizzazione. La scala MBI è stata poi ripresa e modificata sempre dalla Dottoressa Maslach insieme a Michael leiter, stilando l’Organizational Checkup System (OCS). Il test, di 68 item, oltre a identificare le cause della sindrome cercava di identificare delle strategie lavorative funzionali per i lavoratori.

La Burnout Measure (BM) è infine uno strumento autovalutativo sviluppato nel 1988 da Pines e Aronson. È composto da 21 domande a cui rispondere con una scala a 7 punti; esse esplorano l’esaurimento mentale, emotivo e fisico e permettono alle persone di riflettere sulla propria situazione durante la compilazione.

Considerazioni

La sindrome di Burnout è nata osservando nel 1974 dei professionisti sanitari, ma è importante specificare come tutti coloro che svolgono un lavoro sono potenzialmente a rischio. Indubbiamente, come evidenziato da Romani e i suoi collaboratori nel 2015, le professioni di aiuto come medici, infermieri, assistenti sociali e psicologi sono maggiormente vulnerabili. Questo perché essere costantemente esposti e a contatto con i bisogni di terzi e le necessità di altri, comporta un livello di stress molto alto che può sfociare in Burnout. È stato indagato come anche coloro che lavorano con le emergenze come pompieri, forze dell’ordine o guardie carcerarie siamo molto esposti, a causa dell’imprevedibilità del contesto e dei picchi di stress non prevedibili che esso comporta. Infine, anche gli insegnanti risultano avere dei fattori di rischio da attenzionare: le classi numerose, gli imprevisti, le continue sollecitazioni, la pressione per il raggiungimento degli obiettivi scolastici e il lavoro extra scolastico spesso presente. Queste categorie lavorative risultano più esposte ai rischi organizzativi e personali sopra trattati, ma per ogni categoria lavorativa sono fondamentali la conoscenza e la consapevolezza di questa sindrome. Inoltre è necessario creare dei protocolli operativi da attivare nel momento in cui una risorsa manifesta la sintomatologia, senza svalutare i segnali additandoli come debolezza o “semplice stress”.

Bisogna considerare che chi soffre di Burnout può per primo, a causa della gradualità del peggioramento, non essere consapevole della reale entità della problematica. Inoltre possono subentrare anche senso di vergogna nel chiedere aiuto o percezione di debolezza nell’ammissione di una sofferenza. È dunque molto importante sia formare le persone per riconoscere i sintomi (propri e degli altri) che lo sviluppo di una reale comprensione e di preoccupazione per questo tema, che compromette non solo le prestazioni lavorative, ma anche la qualità di vita della persona.

Bibliografia

Maslach, C. & Leiter, M. P. (2016). Understanding the burnout experience: recent research and its implications for psychiatry. World Psychiatry : Official Journal of the World Psychiatric Association pag. 103–111.

Bridgeman, P. J. et al. (2018). Burnout syndrome among healthcare professionals. American Journal of Health-System Pharmacy, Volume 75, Issue 3, pag. 147–152.

Wilmar, B.S. et al. (1993). Measurement of Burnout: a Review. Routledge.

Weber, A. & Jaekel-Reinhard, A. (2000). Burnout syndrome: a disease of modern society? Institute and Outpatient Clinic for Occupational, Social and Environmental Medicine of the University of Erlangen-Nuremberg.

Maslach, C. et al. (1997). Maslach Burnout Inventory: Third Edition. Evaluating stress: A book of resources.

Lamothe et al. (2016). Outcomes of MBSR or MBSR-based interventions in health care providers: A systematic review with a focus on empathy and emotional competencies. Complementary Therapies in Medicine, 24, pag. 19–28.

Boutou, A. et al. (2019). Burnout syndrome among emergency medicine physicians: an update on its prevalence and risk factors. European Review for Medical and Pharmacological Sciences.

Romani, M. & Ashkar, K. (2014). Burnout among physicians. The Libyan Journal of Medicine.

Fraccaroli, F. & Balducci, C. (2015). Stress e rischi psicosociali nelle organizzazioni. Il Mulino.

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